Cani e gatti non conoscono la crisi. Se la recessione economica “taglia” sui vizi degli uomini, abbassando il consumo del caffè e sigarette, non riduce invece l’abitudine a viziare gli animali domestici. Insomma, su pappe e biscottini non si fa economia, si fa però, e bene, ” finanza”. Croccantini, cibi umidi, snack sono i capitoli d’oro per l’industria alimentare e non solo. Il giro d’affari mondiale è di 67 miliardi di dollari, quello italiano nel 2011 è stato di 1604 milioni di euro. Nel nostro paese a far girare i registratori di cassa sono per lo più i gatti,  più numerosi:7,5 milioni, con spese di 870 milioni di euro, rispetto ai 7 milioni di cani con spese fino a 650 milioni. A trainare il mercato è il nord,  con il 53,1%, ma a rivelare il potenziale maggiore è il Sud, dove l’aumento delle vendite è del 3,8%. Negli USA il mercato per i cuccioli supera di ben due volte quello del caffè e addirittura 4 volte quello degli alimenti per bambini. Gli esperti stimano che nei prossimi anni dal settore dipenderà il 20% di crescita dell’ebit.